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giovedì 3 marzo 2011

La dura vita dell'antiberlusconiano da piazza

Cosa cosa? Ma sei sicuro?
…
Il 6 maggio? Ma chi l’ha detto, la Camusso?
…
Mmm... Il 6, eh?... Contro il governo... Aspetta, eh? Fammi vedere… Eccazzo!...
…
Eccerto! E’ venerdì!
…
Lo so, lo so, ma avevo promesso a mio figlio…
…
Eh, gli avevo detto che saremmo andati al mare, proprio quel...
…
Sì, proprio quel weekend lì, cazzo…
…
Ma solo quattro ore? Quindi niente corteo? Sicuro?
...
E ti pareva...
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Esatto. E’ un continuo, un continuo. Va bene, eh? Non è che mi lamento, qui bisogna scendere in piazza, qualcosa bisogna fare. Poi però adesso c’è anche il 12 marzo…
…
Ma sì, il 12, la manifestazione per la Costituzione, te n’eri dimenticato? Che anche lì è stato un mezzo casino…
…
Eh sì, perché è sabato,  il 12 è sabato, sabato non questo il prossimo, e mio figlio c’ha la partita…
…
Guarda, lascia stare… E l’8, anche l’8 c’è da fare qualcosa. L’8 marzo, è un classico, per le donne. E anche lì vedrai che ne diciamo al Berlusca, figurati, con ‘sto bunga-bunga…
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Eh, mi farò fare un permesso, cosa vuoi che ti dica…
…
Come?
…
Il 17?
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La festa dell'Unità? Ma a marzo?
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Aaaaahhhhh, scusa scusa, m'ero distratto, scusa. Ma certo, l'Unità d'Italia, che quest'anno è importante, contro gli stronzi della Lega, e...
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Ma tu ci vai?
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E vabbé, si fa anche quella, cosa vuoi che sia, già che siamo in ballo...
...
Ma cazzo, è vero, anche l’acqua!
…
Ma sì, quella cosa di Grillo sull’acqua che deve restare pubblica, io ho anche firmato.
…
Come e allora? Il 26 c’è la manifestazione, a Roma. Poi mi sa che fanno qualcosa anche a Milano, devo informarmi. E comunque…
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Ma sì, il 26 di marzo. Guarda, qui è un casino.
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Eh già. E poi bisogna andare anche davanti al Tribunale, per i processi del…
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Ma sì, i processi di Berlusconi. Mi ricordo che il 6 aprile c’è qualcosa, devo controllare, ma poi anche in altri giorni, lì ce n’è un casino, si perde il conto, e…
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Eh bé, per dare un segno concreto, no? Far vedere che stiamo coi magistrati.
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Come Santoro? Ma quando?
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Ah sì, che mi ricordo. Che voleva fare una specie di girotondo intorno al tribunale, e…
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Sì sì, con Travaglio. Ma si fa anche quella?
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Boh, vedremo. Però dài, ce n’è già abbastanza, che…
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Ma no, non dico che non serve. Però insomma, una pausa. E poi è un casino, uno perde il conto…
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Ma figurati se non vengo, certo che vengo, per chi mi prendi? Vengo, vengo. Adesso appena comunica la data me la segno.
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Ah sì, che oggi è giovedì. Magari la dice in trasmissione, la data, e…
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Ma sì, ho firmato anche per quella cosa di Bersani, i 10 milioni di firme, l’ho fatto…
…
Eh, guarda, ti confesso che…
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Sì, ho firmato due volte.
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Ma sì, cazzo, che cosa vuoi che sia, prima che non riusciamo ad arrivare a 10 milioni e sai le prese per il culo…
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Ah vedi, allora? Anche tu, eh? Anche se boh…
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Mah, non è che mi convinca molto, ‘sta cosa. Vabbé, tutto fa brodo.
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Eh, che poi quello lì è sempre su, quello. Non si riesce a buttarlo giù, proprio…
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Ma dici che serve?
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Giusto giusto. Vabbé, dài.
…
Sì, certo. Anzi, magari ti chiamo durante Santoro, va bene?
…
Okay, ciao, a dopo.

giovedì 2 dicembre 2010

Conformismo a volto coperto

Ogni comunità, intesa come gruppo più o meno numeroso di persone unite da un qualsiasi interesse comune, sviluppa nel tempo modalità di relazione che spesso s’irrigidiscono in riti stantìi, gesti magari un tempo spontanei che degenerano in tic, idee che smettono di svilupparsi e si cristallizzano in slogan ripetitivi e monocordi. In una parola, il conformismo – strano parassita che cambia fisionomia  a seconda dell’ambiente in cui si sviluppa. Oggi, su Repubblica, Michele Serra smonta efficacemente l’insopportabile e ormai anacronistica retorica che si cela dietro l’immagine del “rivoltoso a volto coperto”, uomo-immagine delle proteste del sabato pomeriggio (e quanto si piace, quando si prepara e si guarda allo specchio e poi esce per andare alla manifestazione con la felpa e il cappuccio nero e la sciarpa sulla faccia).

Mi importa relativamente poco sapere se gli studenti in corteo siano più o meno di sinistra, più o meno estremisti, più politicizzati o più caciaroni, più ragionevoli o più eccitati. E sono certo che la mia esperienza personale e la mia formazione politica non possono valere anche per loro. C’è un solo discrimine (invalicabile) che mi impedisce di solidarizzare con alcuni di loro, ed è quando vedo volti coperti. Le maschere e i segreti definiscono il potere, che ha sempre qualcosa da nascondere. Non certo le persone libere. Le persone libere mostrano il volto, e sono così sicure delle proprie idee e del proprio diritto da non temere la repressione, e/o da affrontarla, quando occorre, a viso aperto. A volto coperto si fanno le rapine, non le manifestazioni. A volto coperto hanno agito e agiscono i violenti, i provocatori, gli ultras da stadio. I ragazzi e le ragazze di Teheran, a rischio della vita, sfilarono a viso aperto. Il volto coperto e i caschi con la visiera calata li usavano gli sgherri del regime. Se i nuovi cortei si lasceranno occupare, invelenire, usurpare da chi agisce a volto coperto, una lotta che è di tutti, che è pubblica, diventerà il campo di battaglia privato di pochi energumeni, di pochi egoisti. E’ già accaduto. Non deve accadere ancora.