martedì 15 marzo 2011

Tre cose sul nucleare

Ora, al di là del dirsi pro o contro o viva o abbasso e la solita impostazione da curva calcistica cui siamo ormai assuefatti, ecco tre considerazioni intelligenti e nient’affatto isteriche per discutere di nucleare.


Che almeno poi ne parliamo. Anche superando la domanda-tipo della faccenda: «Ma tu la vorresti una centrale nucleare vicino a casa?». 
Risposta ovvia (che poi sarebbe anche la mia): «No, io no».
«E una centrale elettrica? La vorresti vicino a casa una centrale elettrica?».
«Ma no, ma figurati, che i campi elettromagnetici...».
«E un inceneritore? Almeno un inceneritore, magari piccolo, te lo prendi?».
«Ma no, che non me lo prendo».
E via così.

venerdì 11 marzo 2011

Il partito dell'amore

Non che sia una novità, ma quest’ultima vicenda dà la misura di come la politica italiana sia sempre più simile alla sceneggiatura di un film di Woody Allen. E dunque c’è questa signora Giulia Cosenza, deputata di centrodestra che dal PdL era passata a Futuro e Libertà, e si supponeva l’avesse fatto – nel senso, uno potrebbe persino pensare così – insomma, che l’avesse fatto per convinzione politica, magari perché riteneva la proposta di Fini meritevole d’essere seguita e sostenuta in Parlamento. E adesso invece se ne torna indietro, la Giulia, ridiventa berlusconiana. E perché questo ripensamento? Per disaccordi sulla linea politica? Ma figuriamoci: causa principale sarebbe la conclusione della storia d’amore con Andrea Ronchi, l’ex ministro anch’egli passato con Fli. Cioè, se ne va «per motivi personali e sentimentali», e qualcuno sostiene d’averla sentita dire che «non posso restare un giorno di più nelle stanze del suo stesso gruppo, tra gli stessi banchi in aula».

A questo punto, dev’essersi detta la deputata col cuore spezzato, molto meglio tornarsene nel partito dell’amore.
Così stiamo messi.

P.S. - Vista la situazione in cui si dibatte il Pd, consiglieremmo di inviare dalle parti dell’onorevole sentimentalmente delusa un bel marcantonio progressista. Chissà che non si riesca a recuperare un voto.

giovedì 10 marzo 2011

La civiltà della carta da culo

Ecco qui, come volevasi dimostrare: un tifoso denuncia la squadra che ha ceduto il campione di cui aveva comprato la maglietta – e per quel che conta l’avevamo addirittura prefigurato qui. E finiremo così, a denunciarci l’un l’altro, inseguendo un mai soddisfatto desiderio di giustizia, ansiosi d’una inquietudine inafferrabile, illudendosi di poter risolvere sé stessi con un modulo, una causa, un giudice, uno contro l’altro e alla fine tutti contro tutti, in cerca di risarcimenti e rimborso e reintegri, milioni di miliardi di notifiche e milioni di miliardi di speranze deluse. Ma era questo il progetto?
E chissà se davvero, prima o poi, arriveranno quelli che hanno fame sul serio, e con le nostre carte si puliranno il culo.

lunedì 7 marzo 2011

Testamento conto terzi

Allora, questi vogliono fare la legge sul “testamento biologico”. E dunque, norme che dovrebbero regolare - in base alle volontà della persona, o perlomeno così ragione vorrebbe - eventuali modalità legate al “fine vita” - fuor d’ipocrisia, alla morte. Solo che, udite udite, la volonta del soggetto «non è vincolante». Ripetiamo: il MIO parere sulla MIA vita e sulla MIA morte non è vincolante.  Deciderà invece il medico, valutando in «scienza e coscienza»  – in pratica, in base alle SUE convinzioni pseudo-etiche.
E questi si definiscono un governo liberale. Ma vaccaghér.

Ma non è una bestialità allucinante, questa? Non varrebbe la pena di fare del vero casino, visto che l’assurdità di tali norme è evidente anche a molti elettori di centrodestra? Vero è che con tutta probabilità non passerà, ‘sta legge, e però mobilitarsi significherebbe dimostrare - al di là delle formulette ripetute a macchinetta - qual è il modello di società davvero propugnato da questa maggioranza. 
Ne avevamo già parlato qui
E invece niente, o comunque poca roba. Dunque momentaneamente glissiamo causa scoramento questo sì incurabile sulle divisioni interne al Partito Democratico – che invece vorrebbe essere forza progressista – proprio  in ordine a questa legge assurda.  Ormai è chiaro: Bersani e compagnia si fanno tirare in mezzo soltanto dalle battaglie perse.

Solo ci permettiamo di ribadire come sia quantomeno azzardato ipotizzare una sia pur momentanea alleanza con il baciapile Casini in chiave anti-Berlusconi. Cioè, ci si libera del Cavaliere per ritrovarsi  i vescovi che fanno direttamente le leggi. Vuoi vedere che ce la facciamo?

Piroette (e facce di tolla)


Ora, va bene tutto, ma che il giornale della famiglia Berlusconi - Berlusconi, quello delle festicciole con le signorine vestite da poliziotte o infermiere, presente? - e insomma, uno può polemizzare e schierarsi politicamente e anche sbraitare di penalmente irrilevante fino a negare palesi evidenze, è l'insopportabile ma ormai conclamato gioco delle parti, ma che il Giornale dia a qualcun altro del guardone, ecco, davvero significa non conoscere la vergogna.

Per non parlare di questo.

giovedì 3 marzo 2011

La dura vita dell'antiberlusconiano da piazza

Cosa cosa? Ma sei sicuro?
Il 6 maggio? Ma chi l’ha detto, la Camusso?
Mmm... Il 6, eh?... Contro il governo... Aspetta, eh? Fammi vedere… Eccazzo!...
Eccerto! E’ venerdì!
Lo so, lo so, ma avevo promesso a mio figlio…
Eh, gli avevo detto che saremmo andati al mare, proprio quel...
Sì, proprio quel weekend lì, cazzo…

Ma solo quattro ore? Quindi niente corteo? Sicuro?
...
E ti pareva...
...
Esatto. E’ un continuo, un continuo. Va bene, eh? Non è che mi lamento, qui bisogna scendere in piazza, qualcosa bisogna fare. Poi però adesso c’è anche il 12 marzo…
Ma sì, il 12, la manifestazione per la Costituzione, te n’eri dimenticato? Che anche lì è stato un mezzo casino…
Eh sì, perché è sabato,  il 12 è sabato, sabato non questo il prossimo, e mio figlio c’ha la partita…
Guarda, lascia stare… E l’8, anche l’8 c’è da fare qualcosa. L’8 marzo, è un classico, per le donne. E anche lì vedrai che ne diciamo al Berlusca, figurati, con ‘sto bunga-bunga…
Eh, mi farò fare un permesso, cosa vuoi che ti dica…
Come?

Il 17?
...
La festa dell'Unità? Ma a marzo?
...
Aaaaahhhhh, scusa scusa, m'ero distratto, scusa. Ma certo, l'Unità d'Italia, che quest'anno è importante, contro gli stronzi della Lega, e...
...
Ma tu ci vai?
...
E vabbé, si fa anche quella, cosa vuoi che sia, già che siamo in ballo...
...
Ma cazzo, è vero, anche l’acqua!
Ma sì, quella cosa di Grillo sull’acqua che deve restare pubblica, io ho anche firmato.
Come e allora? Il 26 c’è la manifestazione, a Roma. Poi mi sa che fanno qualcosa anche a Milano, devo informarmi. E comunque…
Ma sì, il 26 di marzo. Guarda, qui è un casino.
Eh già. E poi bisogna andare anche davanti al Tribunale, per i processi del…
Ma sì, i processi di Berlusconi. Mi ricordo che il 6 aprile c’è qualcosa, devo controllare, ma poi anche in altri giorni, lì ce n’è un casino, si perde il conto, e…
Eh bé, per dare un segno concreto, no? Far vedere che stiamo coi magistrati.
Come Santoro? Ma quando?
Ah sì, che mi ricordo. Che voleva fare una specie di girotondo intorno al tribunale, e…
Sì sì, con Travaglio. Ma si fa anche quella?
Boh, vedremo. Però dài, ce n’è già abbastanza, che…
Ma no, non dico che non serve. Però insomma, una pausa. E poi è un casino, uno perde il conto…
Ma figurati se non vengo, certo che vengo, per chi mi prendi? Vengo, vengo. Adesso appena comunica la data me la segno.
Ah sì, che oggi è giovedì. Magari la dice in trasmissione, la data, e…
Ma sì, ho firmato anche per quella cosa di Bersani, i 10 milioni di firme, l’ho fatto…
Eh, guarda, ti confesso che…
Sì, ho firmato due volte.
Ma sì, cazzo, che cosa vuoi che sia, prima che non riusciamo ad arrivare a 10 milioni e sai le prese per il culo…
Ah vedi, allora? Anche tu, eh? Anche se boh…
Mah, non è che mi convinca molto, ‘sta cosa. Vabbé, tutto fa brodo.
Eh, che poi quello lì è sempre su, quello. Non si riesce a buttarlo giù, proprio…
Ma dici che serve?
...
Giusto giusto. Vabbé, dài.
Sì, certo. Anzi, magari ti chiamo durante Santoro, va bene?
Okay, ciao, a dopo.

L'Italia

E' un paese per Vecchioni.

                          - Zanna -

lunedì 28 febbraio 2011

Vuoi morire in pace? Paga

C’è la faccenda della legge sul fine vita minacciata da maggioranza e governo che questa sì, che bisognerebbe contrastare con manifestazioni e petizioni e mobilitazioni permanenti e insomma, tutto il repertorio. Con il premier bunga bunga che vuol recuperare terreno in Vaticano e adesso è tronato al «viva la scuola privata (cattolica)» e poi addirittura «no al relativismo etico» (cioè, lui lo dice…) – d’altronde, per ricordare un’agghiacciante sciocchezza, quando vuol fare l’ateo devoto ecco che è in grado di squadernarti una scempiaggine tipo «Eluana può avere figli».

E dunque, per tornare alla legge sul fine vita: questi possono anche truccarla alla bell’e meglio, ma la realtà è che – in linea con la peggior tradizione dell’estremismo cattolico - vogliono semplicemente scipparci l’autodeterminazione sulla nostra stessa esistenza. Imponendo che le ultime volontà siano – come dire? – indirizzate non dal soggetto in questione, e nemmeno da un suo parente o da un suo amico – che si comporterebbero comunque sulla  base dell’esplicita volontà del malato, naturalmente. Ma da un medico (è una semplificazione, questa, ma neanche poi tanto). Uno con cui, magari, si hanno rapporti poco più che formali – e hai voglia anche a spingere sul luogo comune che «il medico di famiglia è persona intima della famiglia stessa», che forse accadeva una cinquantina d’anni fa, e comunque anche se fosse c’entra nulla

Una legge, questa, che prima o poi porterebbe tra l’altro a un prevedibile e paradossale risultato: coloro che non intendono in nessun caso sospendere le cure potranno giustamente far valere le proprie convinzioni, mentre chi sceglie d’interrompere una terapia considerata accanimento terapeutico invece no, potrà farlo più o meno clandestinamente e soltanto se il suo dottore è d’accordo. Ragion per cui, si assisterà a una ricerca del medico compiacente, fin quando lo si trova. E, visti i tempi, questa disponibilità potrà eventualmente essere compensata con moneta sonante. Una cosa tipo: «Vuoi morire in pace? Paga». Eppure, per le anime belle, sarà sempre meglio che promulgare fuor d’ipocrisia una legge degna di questo nome, che permetta alle persone di decidere del proprio destino senza condizionamenti pseudo confessionali.

E però c’è anche un’altra cosa che fa pensare. Cioè, la sinistra sbraita e si scandalizza e manifesta per questioni che, come s’è visto, spostano nulla o quasi. Non che non si debba fare, ma è sempre la solita storia:  ce la si canta e ce la si balla riraccontandosi cose che già ci siamo detti migliaia di volte - «Berlusconi a casa», «Berlusconi indegno», «Berlusconi in galera» - e alla fine diventa tutta una sorta di masturbazione di gruppo (e proprio qui stava il senso di quest'altro mio post). Mentre si evita di alzare la voce su questioni che, invece, potrebbero davvero trovare sponde anche fra chi non è pregiudizialmente antiberlusconiano, e così facendo si potrebbe finalmente erodere consenso al Cavaliere. In questo senso, i cosiddetti “temi etici” possono diventare una testa d’ariete: tutti i sondaggi hanno dimostrato come anche molti elettori di centrodestra – per esempio proprio a  proposito del testamento biologico - non siano d’accordo con la linea dell’attuale maggioranza schiacciata sulle posizioni del Vaticano. E, per dire, la legge in questione è stata recentemente criticata certo non da posizioni di sinistra da Galli della Loggia, e non è l'unico. Non che sia determinante, ma qualche cosa vuol dire.

E invece il centrosinistra non lo fa, non si fa sentire come dovrebbe, proprio perché anche al suo interno resistono i predicatori baciapile, vassalli della Santa Sede.  Non si prende una posizione davvero forte – o la si sostiene sottovoce – perché altrimenti «i cattolici si offendono» (mentre invece, al di là degli scaldapoltrone che dei “cattolici” si sono autoproclamati paladini – leggi Casini – si sa che anche i credenti, sulla questione, non sono affatto così graniticamente d’accordo con papi e vescovi, anzi).

E’ da anni che l’attuale opposizione, Partito Democratico in primis, cerca invano di acquisire e mostrare una propria specifica identità. Che dovrebbe innanzitutto rispecchiare il tipo di società che si vorrebbe propugnare. Ecco, un primo importante passo - davvero progressista, tra l’altro - potrebbe per l’appunto essere questo: una società in cui, finalmente, la si smetta di far coincidere una non meglio identificata etica pubblica - formulaccia, questa, che viene tirata fuori solo quando fa comodo - con le fisime vaticane, certo rispettabili ma che non possono più essere imposte per legge. E, più in generale, in cui la legge non si basi su convinzioni più o meno religiose, ma che garantisca a tutti il diritto di decidere per sé stessi.

E’ chiedere troppo?

E per quanto riguarda la paranoia anti-scientifica - e del tutto al di fuori della legge - del sempre più oscuro Comitato Nazionale di Bioetica, che vorrebbe essere un organo di consulenza governativo, da leggere questo post di Front Page sulla possibilità di "obiezione di coscienza farmacistica" nella vendita della pillola del giorno dopo e relative sciocchezze annesse.

giovedì 24 febbraio 2011

Compagni da festival

Cioè, leggendo Michele Serra di oggi (peraltro in linea con la Spinelli dell'altro giorno, sempre su Repubblica), va a finire che la canzone con cui Vecchioni ha vinto il festival di Sanremo diventa «un manifesto della speranza» (!), guardata invece con colpevole sufficienza da certo cinismo di sinistra (oltreché dal «dandismo» di destra). E lui, Vecchioni, a Sanremo ci è andato armato di «una buona dose di anticonformismo» (!!!). Il ragionamento è - come dire - circolare: tanto per restare negli ismi, siccome Sanremo è l’apoteosi del canzonettismo all’italiana (e mica solo in senso strettamente musicale), e siccome lo sanno tutti, allora chi vi partecipa “da intelligente” lo fa proprio per sfatare i luoghi comuni. Il solito discorso: «Eh già, lui ci è andato e però restando sé stesso». Ma è semplicemente perché il “sé stesso” in questione s’è adattato a Sanremo, mica il contrario. In questo senso, allora ha ragione Luca Sofri.

Perché poche balle: Vecchioni ha partecipato al festival esattamente per lo stesso motivo di Al Bano e Anna Oxa e la Zanicchi ai suoi tempi. Legittimo, intendiamoci. Ma la retorica del compagno-oltre-le-linee-nemiche suona del tutto fuori luogo. Alla fine ha vinto Sanremo, questa è la verità. Ha talmente vinto che anche chi un tempo lo disprezzava, ora se la/ce la racconta.

E poi vi prego, Vecchioni speranza culturale della sinistra no.
Che non so se qualcuno l’ha visto l’altra notte in tivù.

«Perché dentro di sé bisogna unire il grande e il bambino».
«E c’è amore e amore».
«E gli adolescenti hanno dei momenti di raptus che non sanno controllare».
«Perché c’è una cosa che mi ha sempre salvato nelle avversità, è la comprensione del bello».
«E poi l’amore per la cultura».
«E anche per le donne, che sono molto meglio degli uomini».
«Perché la morte è l’altra metà della vita».
«E quello che non mi piace della morte non è tanto morire ma perdere quello che c’è nella vita».
«Perché sì, io mi sento un intellettuale».

E Marzullo:
«Ma come parla bene, professor Vecchioni».

mercoledì 23 febbraio 2011

L'esempio

No dài, il bunga bunga no...
...
Ma sì, lo so, ce lo siamo già det...
...
Ma non sto dicendo di no, dài, è solo che ne abbiamo già parlato e...
...
Ma che cazzo c'entra che ci abituiamo a tutto! Sto dicendo tra di noi, qui, adesso...
...
Ma no, cazzo. Sto dicendo che fra di noi, fra di noi quattro, cazzo, fra di noi ne abbiamo già parlato, è noioso...
...
Nel senso che sono mesi che facciamo questo discorso, mesi, tutti i cazzo di giorni, questo sto dicendo, nient'altro, adesso non sto entrando nel merito della questione, non lo faccio perché l'abbiamo già fatto centinaia di volte, ognuno di noi sa precisamente come la pensa l'altro, e già sappiamo anche come si svilupperà il discorso, poi alla fine allargheremo e arriveremo al Pd e Bersani e che dall'altra parte non c'è un cazzo di nessuno e...
...
Cioè al limite, per dire, al limite sarebbe meglio allora se ci fosse qui uno che invece dice, non so, dice che il bunga bunga è il massimo, o che comunque non gli dà fastidio, una cosa così, che almeno la conversazione sarebbe...
...
Ma no, dico "meglio" nel senso che sarebbe meno prevedibile, cioé sarei addirittura curioso, ma poi...
...
Ma è un esempio, cazzo! E' un esempio!! Ma mi capisci???
...
Lascia stare, è una boccia persa...
...
No niente. Che poi figurati se a me non fa schifo uno che a quell'età...
...
Ma sì, certo.
...
Appunto.

mercoledì 16 febbraio 2011

La lezione di Obafemi

Obafemi era mio alunno l’anno scorso, in una seconda: e Obafemi, perentoriamente e drasticamente, non studiava nulla di nulla, mai. Ne ho conosciuti tanti di ragazzi quindicenni, in questi anni di lavoro, ma quelli determinati a non fare proprio nulla come Obafemi si contano sulle dita di una mano, non di più. 

Solo che Obafemi era un’eccezione anche tra questi, tra i quattro o cinque che non facevano mai nulla.
Perché lui, ragazzo africano ma italiano, lui leggeva tantissimo, in modo quasi patologico, senza interruzione: qualsiasi libro, che fosse un romanzo d’avventura o un saggio di divulgazione scientifica o un libro di costume e società come quelli di Severgnini, Obafemi non faceva altro che leggere, l’anno scorso, durante la seconda liceo.


Un storia che davvero merita, qui scoperta grazie a Lucacicca che l'ha appresa attraverso Francesco Costa e insomma, val la pena di fare un salto da sempreunpoadisagio che l'ha vissuta e raccontata.
Grazie.

martedì 15 febbraio 2011

I diritti dell'assassino

La domanda è giuridicamente decisiva: di fronte a crimini odiosi, ma il discorso vale in generale, fino a che punto siamo disposti a delegare alle necessità di accertamento probatorio delle responsabilità penali – accertamento  “al di là di ogni ragionevole dubbio” – in nome di sillogismi deduttivi sia pur di buon senso? Cioè, è bene di fronte a indizi pur forti e a ragionamenti persino condivisibili approvare, e anzi invocare, condanne pesanti – la galera, magari per venticinque anni - anche in assenza della prova determinante? No, che non si può. L’essenza del garantismo, l’essenza degli stessi diritti individuali di fronte alla legge, è seduta proprio su questo malfermo muretto, che separa la norme valide per tutti dall’arbitrio – e fa nulla se questo confine risulta a volte impalpabile, quasi una sfumatura. E in questo senso suona strano sentire la ministra Carfagna, quella che si spertica in filippiche contro la persecuzione ai danni di Berlusconi e alle accuse a lui mosse a suo dire senza prove – parere legittimo, intendiamoci - suona strano sentirla scandalizzata per una sentenza arrivata al termine di un processo di cui non conosce gli atti, non ha seguito lo svolgimento, e insomma, di cui sa nulla.  Sa solo che quello doveva essere condannato. Perché la gente l’aveva già fatto. E dunque così doveva andare.

Si sta qui parlando dell’assoluzione di Luca Delfino, l’uomo che era imputato d’aver ucciso la sua fidanzata. E un anno e mezzo dopo quel delitto, lo stesso Delfino ha poi effettivamente ammazzato un’altra sua ex, assassinio per cui è stato condannato. E, per quanto riguarda la prima vicenda,  esistono persino prove della sua presenza nei pressi del luogo del delitto. E quella sera aveva effettivamente litigato con la donna poi morta. E però per un anno lo stesso magistrato titolare dell’inchiesta non l’aveva arrestato, proprio perché riteneva di non avere in mano una prova processualmente determinante. Poi arrivò l’altro delitto, e le comprensibili polemiche seguenti, «perché era ancora in giro? Perché non era in galera?». Ora quest’altro processo, al termine del quale – come detto - Delfino è stato assolto. Nell’arringa conclusiva, il suo difensore s’era appellato ai giurati, «non dovere giudicarlo in base all’altra condanna, dovete giudicare se l’accusa è riuscita a portare prove della sua colpevolezza in ordine a questa vicenda, e se avete un minimo dubbio dovete assolvere». Giusto. Al-di-là-di-ogni-ragionevole-dubbio. E i giudici hanno assolto. 

Ora, superfluo sottolineare che non si parla di verità assoluta, ma di verità processuale. L’omicidio è orribile, il personaggio certo detestabile, gli indizi tanti. E’ persino più che ragionevole credere che sia effettivamente lui, il colpevole. Basta? No, non basta. Che poi uno dice: ma scusa, ma chi vuoi che sia stato? Adesso basta? Ma no, che ancora non basta. E non è mica questione di formalismo. E’ che aggirando la regola, il processo si riduce poi a una patetica pantomima.

E’ sempre così: tutti quanti sono garantisti con i loro amici, o comunque con quelli di cui hanno buona considerazione, poi se ne dimenticano quando si tratta di persone che invece giudicano poco meritevoli, se non addirittura "cattive". Ma anche gli assassini devono poter contare sui diritti garantiti a tutti gli altri: sembra banale, in Italia non lo è. Regola certo a volte difficile da accettare. Ma l’unica possibile.

Qualcuno adotti il Vaticano

Giovanni Paolo II perse la madre a nove anni   
San Filippo Neri perse la madre a cinque   
Madre Teresa di Calcutta perse il padre a otto   
Sant'Ignazio di Loyola perse la madre a sette   
San Giovanni Bosco perse il padre a due   
Santa Teresa di Lisieux perse la madre a quatto   
Santa Paola Frassinetti perse la madre a sei   
Santa Gemma Galgani perse la madre a sette   
Santa Febronia perse entrambi i genitori a due   
Santa Giovanna del Portogallo perse la madre a tre   
Santa Germana Cousin perse la madre poco dopo la nascita   
Sant'Angela Merici perse entrambi i genitori a dieci   
Sant'Alfonsa dell'Immacolata Concezione perse entrambi i genitori a quattro   
San Benedetto da Norcia perse la madre a otto   
Santa Maria Goretti perse il padre a dieci   
San Tommaso abbandonò la famiglia a cinque anni  
la Madonna fu mandata a vivere nel tempio a tre

Poi mi sono stancato di cercare, ma il breve elenco che precede dovrebbe essere sufficiente per dimostrare una cosetta ai nostri amici del Vaticano: 'sta storia che se uno non cresce con due genitori viene su storto non regge mica tanto, o sbaglio?

[da Metilparaben]

E comunque, ormai la Santa Sede fa sempre più spesso la figura di quegli anziani inaciditi che rompono i coglioni solo per il gusto di farlo. Cioè, anche cercando di vederla dal loro punto di vista: non esiste alcun precetto dottrinale che impedisca l'adozione di un bambino da parte di un adulto che non vive in coppia. Peraltro, lasciando perdere i testi sacri, davvero non si comprende la ratio per cui la Chiesa preferisce lasciare dei bambini in istituto piuttosto che farli crescere con una persona in grado di accudirli, magari - pensa un po' - con amore. Tra l'altro, potrebbero così trovare una casa e un genitore bambini già più grandicelli, di quelli che nella situazione attuale più difficilmente vengono adottati.
E non si tiri fuori adesso il pericolo che i piccoli potrebbero finire in mani malandrine: ovvio che c'è bisogno di tutte le cautele del caso - peraltro, in Italia i controlli per ottenere il via libera all'adozione sono davvero stringenti, com'è giusto che sia. Ma non è per questo che il Vaticano si oppone. Solo ritengono minerebbe - chissà perché - la (loro) concezione di "famiglia tradizionale".  Davvero un bel modo di coniugare tutte quelle parole che - dicono loro - dovrebbe guidare la loro stessa vocazione, tipo carità, solidarietà, fratellanza.

E invece sembra proprio crudeltà pura e semplice, questa.
Con tanti saluti al bene del prossimo.

giovedì 10 febbraio 2011

Ormai

«Ma scusa, hai bisogno?».
«Ma no, ormai...».
La voce non è irritata, anzi. Ma dietro quell’ormai c’è tutto. Le aspettative deluse. Il tuo irrimediabile fallimento come uomo. E conferma quell’impressione, quella che hai da quando sei in grado di pensare, cioè di essere sempre e comunque e irrimediabilmente in ritardo. Su tutto. E con tutti. 
Ormai. Cinque lettere che sono peggio di qualunque insulto gridato.

Ma vaffanculo. Tu e l’ormai.

martedì 8 febbraio 2011

Presente scaramantico

Vivi come se dovessi morire domani.
Cioè tutto il giorno con le mani sui maroni.

                                                 - Zanna -